Un sito-blog nuovo e divertente, utile: notizie curiose, storie piccanti di sesso, informatica, mondo pc, gossip, v.m. 18... Tutto questo e molto altro ancora è solo su JuJol.com
Paolo Borrello (il suo blog) - Sono nato a Orvieto il 22 maggio 1957 (ho già 50 anni purtroppo e cominciano a tremarmi le mani...) dove abito insieme a mia moglie Cinzia, a sua figlia Elisa e a tre gatti Vampira (per il suo colore nero), Rosie, da me soprannominata Bindi (perchè è molto decisa e un po' aggressiva così come il Ministro della Famiglia del governo Prodi), Mohicano (per la sua capigliatura). Ho quattro nipoti, Federica, Davide, Laura e Lorenzo, a cui sono molto legato.
Come molti sono regolarmente battezzato e cresimato e per alcuni anni ho anche fatto il chierichetto nella parrocchia dei Servi di Maria, tanto che un sacerdote mi propose di intraprendere la “carriera” ecclesiastica. Non accettai (chissà se sarei diventato almeno vescovo...). Attualmente sono un non credente, con posizioni piuttosto laiche e anche se non “laiciste”.
Mi considero un “esperto” in economia e sono funzionario del Comune di Orvieto.
LIDIA IANUARIO - Il porcospino che non si stanca mai di trovare il calore senza pungersi, nel caso si avvicinasse troppo ad un suo simile. Sono la pioggia che è nata da ogni singola goccia di pianto che si tramuta in acqua e irriga i giardini del Cuore. Sono la farfalla che si posa sui tuoi palmi rivolti verso il Cielo, pronti a raccogliere Dio ... sono l'Amore ceh tutto perdona e mai prova rancore. Sono il risultato di un esperimento di laboratorio con farmaci poi inidonei alla vendita ma che produce i suoi frutti ... perché Qualcuno creda. Sono "il non pregiudizio" ... sono Il vento che ti fischia nelle orecchie e tu vai avanti, perché è troppo tardi per fermarti ad ascoltarne la Voce ... Sono ... ditemelo voi chi sono ... Lidia
Sono una Persona che ama la vita apprezzando e gustando ogni attimo. Adoro il Tango Argentino, il gioco del Bridge, il Teatro e il mare in egual misura.
Sappiamo davvero poco di questa gentil donzella; ma è certo che è molto discreta e bella, romantica quanto basta, spiritosa e divertente. Una ragazza da amare e che ama soprattutto.
"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
PRESENZA/ASSENZA/LATENZA/ - Io sono una pagina per la tua penna. Tutto ricevo. Sono una pagina bianca. Io sono la custode del tuo bene: lo crescerò e lo ridarò centuplicato. Io sono la campagna, la terra nera. Tu per me sei il raggio e l'umida pioggia Tu sei il mio Dio e Signore, e io sono terra nera e carta bianca.
Massimo Maugeri è un autore siciliano, nato a Catania. È tra gli animatori del gruppo letterario Convergenze Culturali Sud-Est. Ha pubblicato racconti sulla rivista di letteratura Lunarionuovo.
Ha scritto un romanzo, Identità distorte, pubblicato dalla casa editrice Prova d'Autore [...]
Il primo amore lo scrivono: Sergio Baratto, Carla Benedetti, Benedetta Centovalli, Gabriella Fuschini, Giovanni Giovannetti, Antonio Moresco, Sergio Nelli, Anna Ruchat, Tiziano Scarpa, Andrea Tarabbia, Dario Voltolini
Un sorriso contagioso, una lacrima profonda, uno sguardo timido e sfuggente, una domanda improvvisa, una leopardiana convinta, un malinconico pensiero, una battutata inaspettata, un pianto improvviso, un libro senza fine, un film romantico, uno sguardo imbarazzante, una poesia ermetica, un giornalismo imparziale, un'aspirante ballerina e un sogno fermo in quel cassetto.
"BombaSicilia è uno spazio aperto
di scrittura in cui si incrociano quei macchiafogli che, in cerca di
uno sguardo fresco, condividono il manifesto di BombaCarta e hanno un
legame di appartenenza o di affinità con il Sud.
Il sito "bombasicilia±" è dal settembre del 2007 un tumblelog
letterario, che sarebbe un po' più di un sito statico e un po' meno di
un blog: ogni giorno troverete cronache contro un inarrestabile
svanire".
Playboy.com - A classy sex site with the best nude women and sex stories
or articles from around the world. Always celebrating sexuality and beautiful
women!
Mi chiamo Renzo Montagnoli, sono nato a Mantova nel 1947 e risiedo a Virgilio (MN) con Svetlana, mia moglie, una signora russa appassionata di ricami artistici; laureato in economia e commercio, per lungo tempo dipendente di un’azienda di credito, sono ora in pensione e mi diletto a scrivere poesie e racconti, molti dei quali presenti in diversi siti Internet, in antologie e in e-book.
Sopravvissuta a me stessa, rinata non so quante volte. Nella mia vita "normale" di moglie madre e nonna c'è sempre stato lo spazio per quella "speciale", fatta di lettura, di ascolto, di voli in spazi comuni agli spiriti che fraternamente si confrontano nella bontà, nella bellezza, nella poesia. Senza mai perdere di vista l'impegno a difesa dei diritti dei più deboli.
Nasco oggi, 11 novembre 2006. Alcor, detta anche "il cavaliere" o "la debole", stella bianca di tipo spettrale, dista da noi 88 anni luce, compagna di Mizar, "la cintura", sulla quale è d'uso cimentare la propria acutezza visiva. E' facilmente distinguibile a occhio nudo nella costellazione dell'Orsa Maggiore.
A u r o r a - Alchimie perfette
Sono? Sicuramente non "come tu mi vuoi". Rimando un'immagine cinica, arrogante, saccente o, anche, stupidamente frivola? Accetto il rischio. Amo la profondità che si esprime senza liturgie. L'amore per mio figlio e la preziosità dell'amicizia sono beni fondanti. Non odio, odiare richiede concentrazione e sofferenza. L'Amore? è un optional costoso... per questo non temo la solitudine, è un'ottima compagna.
Inquieta e vulnerabile senza una ragione. Notti dal sonno spezzato. Ombre nate dal nulla, uccise sotto le coperte, in una stanza con la coda. E nessuna cuccia per la mia follia.
Ho deciso di aprire un’agenzia di blogthing. Offro, senza remunerazione
alcuna, titoli e sottotitoli di blog, avatar della medesima in stato di
grazia, post di varie categorie, una guida ai commenti, un elenco illustrato
dei blog che “contano”. Correggo, scorreggo, rabbercio,raddrizzo, ricuci(sc)o
post malandati, cambio la direzione di taluni accenti, aggiungo la doppia
dimenticata sulla tastiera, accordo i tempi e i modi, a modici prezzi. Avete
bisogno di una storia, di un personaggio? Vi manca l’ultimo verso in rima
baciata amore sudore? Volete postare la vostra foto più bella ma splinder
si rifiuta sdegnoso? Insistono a voler pubblicare le poesie "ermeteustiche"
che offrite a piene mani a Nero Napoletano (mi scusi Ilveronero, non v’è
malizia) nella categoria “amore in boccio, quanto mi scoccio”? Venite, venite,
ci penso io. Sono la donna del mistero e l’uomo della provvidenza. Sono
fronte bigiano (non fate la rima per carità.
Gennaro Carotenuto, è professore di Storia del Giornalismo e di Storia Contemporanea
presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università di Macerata.
Studioso di politica internazionale, dei regimi dittatoriali e di storia
contemporanea dell'America Latina insegna anche Geopolitica e Storia Orale
e presso la Scuola Superiore per l'Insegnamento Secondario (SSIS) della
stessa università oltre ad essere professore invitato presso l'Università
di Montevideo, Uruguay. E' laureato in storia presso l'Università di Pisa
e dottore di ricerca a Valencia, Spagna. Giornalista pubblicista, dal 1997
è corrispondente per l'Europa e il Medio Oriente del settimanale uruguayano
Brecha e scrive come analista internazionale per vari periodici tra i quali
La Jornada di Città del Messico e Question di Caracas. In Italia i suoi
articoli compaiono soprattutto sulla rivista Latinoamerica, dove scrive
fin dal 1992, e dal 1998 collabora a programmi di Radio3 Rai oltre che su
innumerevoli media online. Nel 2005 ha pubblicato Franco e Mussolini, la
guerra vista dal Mediterraneo, Sperling&Kupfer, Milano.
Un manager che si è dimenticato di esserlo, che ama la letteratura ed è
diventato uno scrittore mistery. Dopo "Omicidi particolari" (Piemme 2000)
e "Lune nere" (Aliberti 2005), da marzo 2007 è in libreria il romanzo "Mistero
Etrusco" (Edizioni Sylvestre Bonnard).
Squilibrata onnivora sin dalla tenera età, mostro chiari segni di libridine
in avanzato stato di decomposizione (dei miei neuroni) e manifesto in forma
severa il Morbo di Gutenberg di tipo B. Nei rari momenti di apparente lucidità
sogno di impadronirmi dell’intera biblioteca di Alessandria e di morire
ridendo... Intanto faccio uno dei mestieri più belli e desiderati del mondo
(come ama dire il mio Capo).
Clochard - SIAMO QUELLI CHE CADONO MOLTO SPESSO E IL PIU' DELLE VOLTE SI
RIALZANO, CERCHEREMO DI ESSERE MIGLIORI E SE VOI CI AIUTERETE, FORSE NOI
CE LA FAREMO... - Frammenti di pensieri di alcuni clochard della stazione
milanese dove qualche persona si prenderà la briga di postare su questo
blog non solo le loro poesie o storie di vita vissuta, ma anche i loro progetti
per il futuro e i loro sogni; faremo da tramite per far conoscere un mondo
per molti inaffidabile, scordandoci molto spesso che a volte l'apparenza
inganna.
Il blog di Alberto Carollo, dove cicaleggeremo di libri, di scrittura creativa,
di fumetti, cinema, musica e quant'altro. E magari ci faremo anche i casi
miei... Vi avverto che scrivo a cadenza (forse) mensile, a causa dei molti
impegni che mi tengono lontano da questo 'locus amoenus', perciò... se vi
armate della pazienza necessaria...
La sinestesia è una figura retorica che consiste nell’associare due termini
a sfere sensoriali diverse: un “colore squillante” è un esempio di sinestesia.
Così come una “voce morbida”. Ma la sinestesia è anche un fenomeno psicologico,
secondo il quale una percezione che appartiene a una determinata sfera viene
associata alle rappresentazioni di un altro senso. Associazione sensoriale.
Pubblicato al primo colpo e senza lunghe attese. In Piemme e in Fernandel
ho trovato gente straordinaria, preparatissima e umanamente deliziosa. Ora
ho un agente, Piergiorgio Nicolazzini. Ma è una necessità, non una ´ficata´.
Quando i libri si fanno numerosi, si ha bisogno di qualcuno che ne sappia
parecchio su diritti d´autore e clausole editoriali, su come funzionano
le case editrici. Qualcuno che ti consigli, insomma. Inoltre lui cerca di
individuare per me l´editore più adatto a ogni romanzo, lo tratta e gestisce.
Vittorio Zambardino è nato nel 1951. Il suo attuale lavoro è quello di responsabile
strategie internet presso il Gruppo Editoriale L'Espresso. Cura la rubrica
Scene Digitali, su Repubblica.it e questo sciagurato blog.
Qui è come uno specchio riposto in una tasca durante un viaggio.
Riflette solo qualcosa e quando ci guardo dentro. Nessuna utilità sociale.
Stati d'animo a sprazzi, il fondo del barile e quando capita.
Siamo un piccolo gruppo di scrittori, giornalisti e bloggers. Ma
soprattutto di lettori. Ognuno di noi ha passioni ed interessi letterari
diversi, ognuno di noi ama l’universo libro in tutte le sue molteplici possibilità
e nel suo mai finito divenire. Qui ne parleremo insieme, ci scambieremo
notizie e suggerimenti, scopriremo novità, talenti, possibilità.
Venexiana laureata in scienze politiche master in pubblicità supervisore
per il nord est di alcuni importanti Istituti di Ricerca per il Festival
di Sanremo da 2 anni sono responsabile a Venezia del coordinamento e gestione
giuria popolare demoskopica per la Rai. Appassionata di letteratura ho frequentato
corsi di giornalismo, letteratura del '900... e di teatro... ho recitato
per anni in una compagnia amatoriale commedie in dialetto veneziano e in
lingua italiana. Adoro la musica, in particolare operistica e classica.
Vincenzo Manna vi apre la sua bottega di scrittore esordiente - Sono nato
nel 1979 ad Avellino. Dissolvenza. Il quadro si riapre vent'anni dopo, quando,
con la poesia "Sdoppiamenti", vinco un premio speciale al concorso "Calliope
98". Ci ho preso gusto, ed ho pubblicato racconti su riviste come "Inchiostro",
"Ex Libris" o "Albatros". Oltre ad essere affetto da bibiliofilia, per anni
ho sofferto anche di cinefilia. Adesso sono guarito, ma ammetto di aver
seguito il il "XIX Corso di teoria e critica del film" del Centro Studi
Cinematografici, ottenendo un regolare attestato. Ammetto anche, con somma
vergogna, di aver avuto per anni una rubrica cinefila sul sito www.distopia.it.
Attualmente sto cercando di pubblicare il mio ultimo sudatissimo romanzo
(chissà se ci riesco...). Ah, risiedo in provincia di Avellino, a Monteforte
(Strongmountain per gli anglomani). Dissolvenza.
Cinzia Pierangelini - messinese, violinista, insegnante, scrittrice agli
esordi. Ho pubblicato la raccolta di racconti "Dall'ultimo leggio" ed. traccediverse,sono
nelle antologie: "Il mio mare" ed.La Mandragora,"Libera uscita" ed. Delosbooks,
"Quindici passi nel buio" ed. Traccediverse. Appena pubblicato il mio primo
romanzo "Eraclito e il muro",ed. Gbm. e in uscita il racconto La signora
Rosa per i tipi Delosbooks e la poesia Quando jasmine sciolse la sua treccia,
per Aletti editore
Se quella con Morfeo è l’unica relazione veramente passionale della tua vita! Se sei insonne, narcolettico o l’uno e l’altro a seconda del tempo che fa! Se pensi che dormire sia solo un altro modo di esprimere se stessi! Se pensi che un uomo si debba giudicare anche dalle azioni che compie ad occhi chiusi! E, soprattutto, se vorresti scrivere ma pensi che tutto ciò che scrivi faccia sbadigliare! Allora puoi urlare al mondo "I am a sleeper" - [The Sleepers] è una comunità che nasce in rete da un’idea di Misia Donati (autore del romanzo “Primi riti del dolce sonno”, Zandegù Editore) e Ilaria L. Silvuni (critica letteraria) con lo scopo di indagare il rapporto tra sonno e narrazione..."
Sono una pittrice che si impegna a scrivere o una scrittrice che si diverte
a dipingere, sono curiosa, conduco un programma radio, mi piace ballare,
amo i cani e amo tutte le cose che si possono apprezzare con i cinque sensi...
ma non amo le sviolinate, le smielate kiss kiss e le rose finte, piuttosto
preferisco i fiori di cactus
CADAVERICA - Cos'è per me? Avete presente le case dei puffi? Bene! vi siete
fatti un'idea... nelle case dei giganti non mi sono trovata tanto bene,
ma questo è il posto giusto per me... non che voi siate puffi... Chi sono?
Sono la paura quando credi chi sei, sono il vento fra i capelli tuoi...
Area di Consapevolezza Alternativa - Francesco Sasso nato nel lontano 1974
d.C. ad Alberobello (Bari)laureando in lettere, scrivo e leggo. Il resto
non conta!
P.M.-Melpunk - Mi interessa scrivere. Dunque scrivo. Almeno la lista della
spesa. E poi non sopporto Shirley Temple, e il suo tip tap tip tap tipiti
tipiti tip tap
Laura Costantini: Ovvero: andarsene in giro a ficcare il naso, vivere esperienze,
visitare luoghi, conoscere persone e poi raccontare agli altri che non possono,
non vogliono, non sanno. Essere giornalista è questo e molto di più. Un
mestiere mitizzato da molti, odiato da parecchi, che suscita polemiche,
amori, odi, che comporta rischi grandi e piccoli. Un mestiere che si impara
facendolo ma che richiede, di base, due grandi qualità: la curiosità e la
scrittura. Se non si è curiosi, non si potrà guardare il mondo con occhi
diversi e ciò che si vedrà non andrà mai sotto la superficie. Ma se non
si è in grado di tradurre l’esperienza in parola, tutto ciò che abbiamo
scoperto resterà lettera morta. E poi ci vuole fortuna. Io ho frequentato
un corso di giornalismo perché avevo perso il precedente, anonimo lavoro
a causa di un problema di salute piuttosto delicato. Ho cominciato a scrivere
per i settimanali perché un collega del TG5, Paolo Di Mizio, segnalò il
mio nome ad una delle più rinomate agenzie fotogiornalistiche d’Italia,
l’Italfoto. Sono stata chiamata a lavorare in Rai, presso La Vita in Diretta
perché il capostruttura Daniel Toaff si era appassionato agli articoli che
scrivevo sotto lo pseudonimo Beatrice Tiberi per il settimanale STOP. Fortuna,
tanta e della quale non cesserò mai di dire grazie alla mia buonissima stella.”
Quello che segue è un piccolo riassunto di dieci anni di lavoro per la carta
stampata.
Mi chiamo Fabrizio Corselli, poeta e saggista classe '73, nato a Palermo.
Ho pubblicato nel 2001 il libro di poesie sui miti greci I Giardini di Orfeo,
Edizioni Laboratorio Giovanile. Diverse le pubblicazioni di poesie e critica
letteraria su riviste del settore. Mi occupo da tempo di iniziative volte
a promuovere il mondo della poesia, con un occhio di riguardo nei confronti
della cultura classica greca.
Bottega di lettura - una volonterosa accolita di lettrici e lettori
talvolta, arrivano dal cuore... ascolta l'infinito! - Non mi interessa sapere
quanti anni avete. Voglio sapere se accettereste il rischio di fare la figura
degli stupidi per amore, per il sogno, per l'avventura di essere vivi...
Luogo simbolico e virtuale. Una piazza dove incontrarsi, confrontarsi e
dove lasciare appunti sparsi di poesie e pensieri; fiabe e racconti; profumi,
suoni e colori; amicizie, amori e ...
Vanessa Sensini - Vivo ad Amsterdam la città dei tulipani e dei mulini al
vento. Mi occupoo di scienze sociali e comportamentali. Seguo le vicende
del Bel Paese con interesse. Guardare la zattera dalla poppa della barca
non vuol dire osservarla da una prospettiva migliore ma scrutarla con i
piedi asciutti. L'Italia e' una terra meravigliosa con un potenziale immenso
non sempre gestito al meglio. Purtroppo gli Italiani si sentono un popolo
unito solo quando si sbopoppa di pallone. Una volta ogni 4 anni... pero'
perde.
Remo Bassini, ALTRI APPUNTI - Sono nato a Cortona il 23 settembre 1956. Figlio
di mezzadri. Dal 1958 vivo a Vercelli. Scrivo. Ho fatto tante cose: il cameriere,
l’operaio, il disoccupato, lo studente (lettere a Torino) lavoratore (portiere
di notte), l’attore dilettante, il volontario in un carcere, il correttore
di bozze, il giornalista professionista.
: lo avevano inca†ena†o alle cose che esis†ono e gli avevano spiega†o i
loro meccanismi finchè ogni mis†ero era svani†o dal mondo... e poichè non
riusciva ad appagarsi delle cose le cui leggi sono conosciu†e e quan†ificabili
gli dissero che era privo di immaginazione ed imma†uro... perchè preferiva
le illusioni e i sogni a quelle della concre†a creazione fisica :
Larry Lisca - Sono un apolide dell'umorismo, o uno zingaro della risata.
Ho svolto tanti di quei lavori da non ricordarne neanche uno. Vivo nel mio
camper assieme al mio cane Bobby Cowell; ultimamente qualcuno mi ha scambiato
per uno scrittore, e pubblicherà un mio lavoro.
"Neve era diventata funambola per amore dell'equilibrio. Lei, la cui vita si svolgeva come un filo tortuoso, disseminato di viluppi che intrecciavano e scioglievano tra loro sinuosità della sorte e insipidezza dell'esistenza, eccelleva nell'arte sottile e insidiosa del fare evoluzioni su di una fune tesa. Non si sentiva mai così a suo agio come quando camminava sul filo a mille piedi dal suolo. Dritto davanti a sé. Senza mai deviare d'un solo millimetro dalla rotta. Era il suo destino. Avanzare passo dopo passo. Da un capo all'altro della vita." "...in realtà per lei la cosa più difficile non era mantenersi in equilibrio, e nemmeno dominare la paura, e tantomeno camminare su quella fune infinita, su quel filo di musica intervallata da vertigini abbacinanti. La cosa più difficile, quando avanzava nella luce del mondo, era di non tramutarsi in fiocco di neve" Maxence Fermine
Questo è un blog uditivo e visivo. Io amo solo la musica, le immagini, i
suoni e i rumori. Se vuoi leggere qualcosa di pregno hai sbagliato numero
civico. Qui si guarda e si ascolta. E basta, Vaffanculo
la costruzione del verso & altre cose - Nella vita non si finisce mai di
apprendere - Toscano di origine, romagnolo di adozione, scrivo poesie e
prose. Le mie principali pubblicazioni sono: - "I ragazzi del Settanta",
Campanotto editore, Udine, 1989 - "Davanzale di travertino", Campanotto
editore, Udine, 1993 - "Jennifer" (prosa), Fernandel, Ravenna, 1995 - "Album
italiano", Campanotto editore, Udine, 2002.
The Official Web Site of Bestselling Author Dan Brown, author of the novels
Digital Fortress, Angels and Demons and Deception Point. Dan Brown is published
by Random House, which will be releasing a new novel, The Da Vinci code,
this fall.
Venus, la dea dell'Amore - I mille pensieri mutano in milioni di domande,
dubbi e incertezze, ed è lei l’artefice di tutto, lei che complica le cose,
lei odiata e amata vocina.
Micol, 19 anni, Triestina D.O.C., 175, per niente anoressica, occhi marroncino/verde,
capelli in origine biondi e lisci, ora di un colore non identificato, paranoica
(am I just paranoid?), sincera, coerente, estroversa, decisa, divertente,
ambiziosa, sognatrice ma allo stesso tempo realista, riflessiva ma a volte
impulsiva, pigra all'ennesima potenza, so ascoltare gli altri e se necessario
sono sempre pronta a dare consigli (più o meno costruttivi) e non nego mai
un aiuto ad un amico in difficoltà, irosa al punto giusto (guai a farmi
innervosire!), lunatica, logorroica, competitiva, innamorata e con un perenne
sorriso ebete sulla faccia. Is this enough?
Maria Luisa Mirabella - Dipende dal personaggio che interpreto: a volte
sono moglie di Sergio Pinarello, o sono madre di Gianluca e Alessandro,
o Presidente di Vip Italia ONLUS, o formatrice, o sono amica, o sono volontaria,
o sono missionaria... dipende dai momenti e dai giorni...
Franco Cuomo è funzionario pubblico, filosofo, pittore, attualmente docente di Fondamenti di cultura tecnologica alla Federico II di Napoli e Sociologia dei processi comunicativi e culturali alla Seconda Università di Napoli, ha pubblicato svariati saggi di filosofia ed un romanzo. Si occupa di difesa dell'ambiente come ccordinatore del circolo VAS(Verdi Ambiente e Società)ama l'arte contemporanea e la musica..
Cicorivolta è nato per essere libero, nel pensiero e nelle forme
di espressione; reclama ogni bisogno profondo dell'animo, fra vizi, difetti
e virtù; si nutre di vino, ragazze e canzoni, di energia e di curiosità...
Storie senza volto ...e VISSe felice e Scontenta - e a me mi farà
morire, prima o poi, sì, perché... be', non avete altro da fare che andare
a trovarla, Viss.
È nato a San Prisco (Caserta) il 14 gennaio 1942 e risiede a Lucca
dalla nascita. Vive a Montuolo, una piccola frazione a 5 Km dalla città.
Ha diretto il periodico quadrimestrale "Racconti e poesie" (1992–1999),
la cui intera raccolta si può consultare presso la Biblioteca Statale di
Lucca. È presidente onorario dell’Associazione culturale "Cesare Viviani"
Clelia Mazzini - la sua critica, le sue osservazioni intorno ai libri, alla
cultura - un blog ben più che notevole, praticamente una vera e propria
webzine d'alto livello professionale.
Amo star sola, la penombra, ma anche stare fra tanta gente. Sono imprevedibile,
strana, pazzoide e lunatica. Tutto mi annoia dopo un pò. Amo il rischio,
le difficoltà, ma amo anche e soprattutto gli agi e i conforts. Amo fare
lunghe passeggiate sola con me stessa, amo il profumo delle candele accese,
mentre mi faccio coccolare dalle bollicine dell'idromassaggio. Ma saprei
stare anche tra i lebbrosi senza provare disgusto. Odio niente e odio tutto.
Di certo non sono più adolescente, anche se ad alcuni piace definirmi naif.
Sono invece una giornalista, ma non di quelle che diventano famose: non
ho intenzione di scendere a certi compromessi. [CONTINUA SUL BLOG DI MANUELA
MAZZI]
Il blog di Isabella Santacroce - Dimoro in un luogo in cui m’hanno rinchiusa
nel giorno del parto. Mi manco. Ho Freddo. Rimani. Da vent’anni vivo rinchiusa
qui dentro. Estrema condanna. Vieni ad uccidermi.
société des cartographes fous - [cartografi folli] - il blog dei cartografi
folli il cui ideatore è PAOLO MACCHI - Essendo presumibilmente questo un
piede cartografo o di cartografo ne consegue che lo stesso svolge funzione
di balise: infatti indica mare aperto, cielo a quadrettini fini e raggi
solari a spruzzo.
Lunario mensile per feste letterarie - Uno sconosciuto arrivato dal mare
bisbiglia a un giovane capitano una storia di innocenza e di morte. Lo rende
complice della sua salvezza e poi si dilegua, lasciandogli un ricordo enigmatico
e ingiudicabile: è "Il compagno segreto" di Conrad, e quanto fa ogni buon
libro a un buon lettore. - direzione: Francesco Carbone
Semplicemente si fa chiamare Maura: è una ragazza di diciannove anni, siciliana,
che studia filosofia a Milano. Simpatica, con del talento: da tenere sott'occhio.
Quando tutto quel che deve accadere accade un pensiero nasce e l'altro va.
Alcuni permangono altri come foglie morte vengono portati via dal vento.
Chiome Immobili nel mio regno per voi non v'è spazio.
MilanoNera è una rivista online dedicata alla letteratura di genere, una
dolce prigione di libri. Gialli, thriller, noir e polizieschi sono l'oggetto
delle nostre chiacchiere dietro le sbarre. Buona lettura. Quasi dimenticavo:
ricordate di depositare tutti gli oggetti metallici e le bibite sul nastro
del metal detector prima d'entrare. Il direttore dell'istituto di pena.
Una gelida teca di Cristallo, dove solo chi è oscuro depone i Neri
Pensieri. Sono Angeli Prigionieri, non rifulgono nello splendore, le nere
piume ricadono su gocce scarlatte di Sangue Divino.
[Io. L'angelo di glassa.] Dipingimi distorta come un angelo anormale, che
cade. E si rialza sempre. Col dolore. E ali spezzate. A volte. Ma pur sempre
un Angelo. Piume in plastica bianca. E lecca-lecca alla fragola. Dolce.
"Quel giorno il pentito rimase male. Il procuratore lo aveva rimproverato
perché non si era rasato la barba. Tu hai una dignità di uomo - gli disse
- e la devi rispettare." - PAOLO BORSELLINO
NEMMENO UN RIMPIANTO - Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda
il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda
il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare
in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.
(FABRIZIO DE ANDRE’)
"Nasciamo senza limiti mentali, ma solo con limiti corporei. Quindi, dal
sapere, bisogna passare al sentire." - IL SITO UFFICIALE DI GIAN RUGGERO
MANZONI
OCCIDENTE - Commenti, testi, poesie, confronti e discussioni su fatti e
avvenimenti personali e politici. - :: -Autori: Camomilla, Baron d'El, Feltrino,
Bonny e S.Distanti, e con Fede: alle luci delle immagini. - :: - Sul filo
degli opposti. Secondo il proprio personalissimo angolo d'osservazione.
Anche questo è occidente. Coabitazione degli estremi. Tolleranza e intolleranza.
Religione e ateismo. Bandiere al vento e nessun simbolo in cui riconoscersi.
"Attraversiamo noi stessi, incontrando banditi,fantasmi, giganti,
vecchi,giovani,mogli, vedove,fratelli. Ma sempre incontrando noi stessi".
Stephen Dedalus, Ulisse"
Le POESIE di Utopia: Mi piace scrivere e mi piace condividere quello
che scrivo con i molti viandanti della rete. E' bello pensare che le mie
righe possano strappare un sorriso a qualcuno o magari suscitare un pensiero
profondo e inquieto... Buona lettura a tutti voi!!!
CLETUS, mirabolante personaggio della rete, tra pensieri svagati
e lisergici, avventure probabili ed improbabili, una lettura tra le righe
con intelligenza.
"silente sensazione che sviscera le anime. Sono una candela spenta
che nessuno può accendere... una foglia al vento nella sera... uno come
altri ma non certo qualcuno... di essere qualcuno me ne guardo bene e non
vi auguro di esserlo... siate voi stessi la vostra guida,perchè non c'è
strada nella vita."
"MacAdam è un luogo ideale dove le persone che amano la letteratura
possono incontrarsi e confrontarsi per affinare il piacere della lettura
e migliorare le tecniche di scrittura. MacAdemia è un'iniziativa di Fabio
Fracas. In MacAdemia potrete trovare molti e diversi corsi per tutte le
esigenze."
"*I Miei Sogni *: Lei...falco di giorno..Lui...lupo di notte...Hanno
solo il tormento di un breve istante, al sorgere ed al calar del sole, quando
possono quasi toccarsi... Sempre insieme, eternamente divisi... Finché ci
saranno il giorno e la notte... [LadyHawke]"
Lello Voce è nato a Napoli nel 1957. Vive e lavora a Treviso. Poeta,
scrittore e performer, è stato tra i fondatori del Gruppo 93 e del semestrale
letterario «Baldus»... (continua su Lello Voce On Line)
Pensieri e parole dall'Anima. Aurora si racconta... Qui troverete
tutte le poesie che nascono dalla mia mente in qualsiasi momento della giornata.
Leggendole Vi regalo un pò di me stessa... Buona lettura a Voi e se Vi garba
lasciatemi un commento, ne sarei molto felice.
Amo il mare d'inverno e vedere le onde infrangersi sulla spiaggia.
Amo i libri di Paulo Coelho. Amo le persone sincere e generose. Amo le cose
semplici perche' sanno dare grandi emozioni. Amo l'amore...
DIARIO DI VITA - Questo blog nasce da una mia necessità: quella
di comunicare. Sono una sognatrice, per scelta, che ama la musica, gli animali
e tutto ciò che riguarda la poesia.
Non è questo il migliore tra i possibili mondi. Eccolo è un luogo
finitamente spazioso, ormai privo di alberi, di vegetazione, affollato di
centri di concentrazione.
My love is as a fever, longing still for that which longer nurset
the disease; feeding on that which doth preserve the ill, the uncertain
sickly appetite to please. (William Shakespeare)
Mi è stato promesso in giorni di sole malato il sapore amaro della
morte, ma io non lo conosco ancora. Conosco però l'impotente bestemmia rabbiosa,
lacrimosa che sale da dentro per ognuno che parte così, all'improvviso senza
lasciare indirizzo. (Augusto Daolio)
Perché il bosco? Perché mi piace. Perché quando mi sono guardata
fra i rami appoggiata alla corteccia... ho capito, ho capito che era sbagliato.
Che a volte ci si trova dove non si deve. Importante è aprire gli occhi
e guardarsi davvero... O chiuderli di più nel silenzio cantato dall’anima
della natura... e scoprirsi... lì in fondo... nella notte dentro... che
è la nostra verità più sincera... Il bosco sbagliato... uno dei miei libri
in attesa di tante mani a sfogliarne le pagine viventi... Un pezzo di passato
vivo che lacrima... imprigionato nei fogli per restare lì... non più con
me...
Come mare in tempesta, come fulmine a ciel sereno. Dolce come il
miele, amara come il fiele... Mille volti e infinite sfaccettature di una
donna libera per scelta..e stufa!
"La memoria è la parte più nobile dell'essere umano. Senza memoria
non c'è identità e non c'è nemmeno alcuna coscienza di esistere." Valerio
Massimo Manfredi
Marsilio Black - The Black Blog: "Benvenuti nel blog di "Black",
collana di narrativa noir edita da Marsilio. Notizie, informazioni e curiosità
sui libri e gli autori della collana, ma non solo..."
Matteo è nato nel 1966 in provincia di Milano, nel famoso hinterland.
Da sempre appassionato di musica e libri, una volta capito che non avrebbe
mai potuto fare il cantante a causa della sua voce troppo stridula, decide
di concentrarsi sulla scrittura.
Golem L’Indispensabile - a cura di Motta On Line s.r.l. società
del Gruppo Editoriale Motta - comitato direttivo: Umberto Eco, Renato Mannheimer,
Carlo Bertelli, Danco Singer coordinato da Renato Mannheimer.
Crudele fabbro, Amore, mi ha scagliato/ l'ascia, di nuovo,/ e mi
ha tuffato in un torrente gelido./ E io amo e non amo/ e più non so se la
mia mente è mia/ o non sono più in me. (Anacreonte) - Il rifugio di Soffio/Katia.
L'uomo libero non ha esitazioni e non si guarda mai indietro, perchè
sa che non c'è nulla nel futuro e nulla nel passato che possa scuotere la
sua libertà. La libertà non gli appartiene, non la possiede e non ne è posseduto.
E siccome non si guarda mai indietro, si dice che le sue azioni non lasciano
traccia, come un uccello che attraversa l'aria.
Un Mondo sospeso eternamente tra Sogno e Realtà in questa nicchia
di Respiro Puro che dal Bianco al Nero attraversa giorni e notti, rivoluzioni
e riadattamenti tra nomi, significati, azioni, brevi intuizioni ed esitazioni
metafisiche...
I miei detti preferiti, dei quali ne ho fatto il mio stile di vita,
sono: "non lasciare mai che il sole tramonti sul tuo risentimento", "vivi
e lascia vivere", "se ti faranno del male; perdona; è l'arma più efficace
contro la cattiveria", "regala un sorriso a chi non sa darne; tu non diventerai
più povero; ma chi lo riceverà ne sarà arricchito di molto"
Chi sono? Quella della foto non sono io ma potrebbe essere la mia
anima su cui pattino, tracciando strappi di parole, alla ricerca della superficie
proibita che il potere nasconde in false profondità.
Diario di un'esibizionista per gioco... Un blog erotico e non solo.
Un blog di parole e non solo. Un blog trasgressivo e non solo. Un blog per
l'altra parte di me. Quando oltre ad un bel corpo c'è anche una bella mente.
Un sito in continuo aggiornamento dove l'Artista, Emanuele Modaferri,
ci dà un assaggio della sua arte. Un sito in continua evoluzione perché
l'Arte è sempre in continuo movimento.
Io non so chi sia Andy Violet, non ne ho idea, però vedo il suo
volto, vedo il suo mondo e mi basta, mi basta per entrare in contatto con
le sue sinapsi, con i suoi elettrodi, con la sua Arte. Questo è per me Andy
Violet.
That's a hard moment for me...lot of questions in my mind. I thought
to know people because my experiences and my profession...but lately i found
out i can be tricked by people so easily and, of course, i don't like this
fact.
Deliri e sperimentazioni hard little - Scrivo. Poesie, flash narrativi.
Racconti, romanzi. Deliri e sperimentazioni. Mi piace. Lo faccio da quando
sono una ragazzina. Così, continuo a scrivere. Per me. Per chi trova qualcosa
in ciò che scrivo. Ma soprattutto, continuo a leggere.
Darkness Is My Art - Il blog di Ava Adore - Mille modi per essere
fraintesa; mille modi per dispiacere, sempre e comunque, in mille modi differenti...
Sono una ragazza immaginaria...
Il mio Blog Creativo, di Daniela: sono mani che creano e pensieri
che affiorano e sogni che inseguo e bellezza di molecole perfette e miscugli
strepitosi di parole importanti
Il Mondo di Aleks Kuntz... e il suo inferno privato - Aleks Kuntz
è solo una delle molteplici entità che abitano il corpo dello Scrivente.
Per sapere qualcosa di più su Aleks Kuntz potete leggere il primissimo contributo
al blog. Altre informazioni saranno passate per esclusiva volontà di Aleks
ed indipendentemente dalla volontà e disponibilità dello scrivente!
Noantri nasce da un'esigenza elementare: riunire un gruppo di amici
che la vita ha diviso. Il blog si sviluppa e cresce, raggiungendo un importante
margine di credibilità tra i suoi lettori (non visitatori); lo spirito goliardico
di inizio avventura si trasforma in una voglia carnale di fare controinformazione
reale dal punto di vista dei fatti e dell'onestà intellettuale. A questo
scopo partecipano tutti i componenti del blog, con maggiore rappresentanza
di Stefano e Andy Capp (gli unici a lavorare nell'ambiente giornalistico
e quindi ad avere maggiore tempo, voglia e disponibilità al frequentissimo
aggiornamento imposto).
Io so bene/ che dentro/ la mia stanza/ c'è un amico/ invisibile,/
non si rivela/ con qualche/ movimento/ La sola libertà/ che si concede/
è/ di essere presente/ Non non potrei/ mai stancarmi/ di lui (Emily Dickinson)
Casa editrice italo-francese, Portaparole pubblica opere di saggistica, narrativa e poesia, garantendo la qualità della scrittura e della documentazione, senza trascurarne il design. Raffinati ma fruibili, in una veste tipografica accattivante, i libri Portaparole hanno già riscontrato il favore dei lettori e della critica.
Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l'autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all'originale spirito d'ingenuità di quel particolare tormentato periodo. Una silloge che conta più di cento poesie scelte tra le tantissime scritte nell'arco di un anno e mezzo circa. Canti d'amore, pensieri di rabbia, ballate nere (o di morte), illusioni giovanili, prose poetiche, pasquinate, il tutto condito con cinica disperazione e romantico idealismo.
Kotipizzan Berlusconi
Una politica così pizzosa
non l’avete mai assaggiata!
di Giuseppe Iannozzi
Forse qualcuno ricorderà la gaffe che Silvio Berlusconi
fece in Finlandia nel 2005 dicendo male della loro tradizione
culinaria. Fu un incidente, ma non di poco conto, difatti portò seco
non pochi strascichi politici, che ancora oggi si fanno sentire e in
maniera piuttosto pesante.
I finlandesi non hanno perdonato Berlusconi,
nemmeno oggi che è tornato ad essere Presidente del Consiglio del
governo italiano. Gli è stata infatti dedicata una pizza, “La
Berlusconi”: è possibile gustarla in tutti i punti vendita della catena
Koti Pizza:”La Berlusconi” è una pizza realizzata con
una base di farine integrali e segale, cipolla rossa, funghi e con un
po’ di renna affumicata, che a Silvio Berlusconi non piace proprio per
niente.
La rete di pizzerie finlandese ha proposto per la prima volta la pizza al New York Pizza Show
nel mese di marzo 2008, battendo provati pizzaioli napoletani facendo
leva sull’impopolarità del nostro Premier. E così che “La Berlusconi” è
oggi in Finlandia una delle pizze più pubblicizzate e mangiate con
famelico gusto.
Per promuovere “La Berlusconi”, ben cinque spot radiofonici, diversi
slogan su poster giganti, locandine e tanta pubblicità sui giornali più
in vista: «La nonna che ha 97 anni ha addentato Berlusconi. Fai anche
tu come questa vivace vecchia signora»; «Un ministro ha messo in bocca
Berlusconi con una forchetta. Fatelo anche voi coscientemente e
responsabilmente»; «Ordinate adesso la Berlusconi di Koti Pizza, scelta
come la migliore pizza del mondo».
Sembra quasi superfluo far osservare che l’offensiva gaffe di Silvio Berlusconi
ha stuzzicato il lato più creativo dei finlandesi, offrendogli su un
piatto d’argento l’ispirazione per una pizza che sta raccogliendo
appetitosi consensi nel mondo finlandese e non solo, sfruttando
generosamente l’impopolarità del Premier.
Dopo questa vendetta, forse i finlandesi dimenticheranno di
boicottare gli alimentari italiani per promuovere “La Berlusconi”.
Tuttavia questa “Berlusconi” è possibile immaginare che non piacerà
granché al nostro Presidente del Consiglio.
A Montauk trovata creatura lovecraftiana
o forse solo un abile lavoro con Photoshop
di Giuseppe Iannozzi
Due foto che ritraggono uno strano essere. La creatura misteriosa
sarebbe stata ritrovata sulla spiaggia di Montauk, a Long Island (New
York). E’ bastato così poco per dar vita al mostro di Montauk.
E’ proprio così, bastano due foto per far impazzire mezzo mondo, quello del web.
Ci si interroga. Un alieno? Un esperimento genetico? Uno scherzo
fatto con Photoshop per attirare l’attenzione? La creatura, un po’
cerbero, un po’ lovecraftiana, è forse un animale di cui nulla si
sapeva sino a oggi, compresa la sua esistenza? Le ipotesi, anche le più
improbabili e sballate, si sprecano, ma tutti vogliono sapere chi o che
cos’è il mostro di Montauk. Si parla persino di un gargoyle.
A dare per primo la notizia è stato un blogger su Procrastination Optimized:
“Whoa, Eva! Thank you for enquiring about this and doing the leg work.
As to the veracity of the photo I can only say I’m fairly sure it’s not
photoshopped. The people who showed me the photo received the photo
from a friend of theirs who actually found this thing and took the
photograph. That doesn’t prove anything, but it’s provenance is
slightly better than randomly finding this photo somewhere in a dark
corner of the internet. As to size, I was told that it was about 3 feet
long though. If you look closely there are flies on it’s back which
gives you a little idea of scale. As the expert said, I think it’s
going to be next to impossible to positively ID this thing but thanks
Eva, that was awesome! I was at a party this weekend and met a couple
who were befuddled by the picture above. It was found on a beach in
Montauk-not far from Plum Island Animal Research Facilities.
Coincidence? I don’t know. But if anyone has any idea what what the
FUCK this thing is, please let me know.”
L’ipotesi più accreditata e convincente è che si tratta di una
immagine realizzata con Photoshop, quindi nessun esperimento genetico,
nessun alieno, nessuna creatura infernale o che altro. Solo uno
scherzo. Ma tanti sono i blogger pronti a scommettere che l’immagine
non è photoshoppata.
Questo è un caso per Fox Mulder e Scully degli X-Files!
Sandrone Dazieri: sposerò J.K. Rowling
un thriller che vi commuoverà fino alle lacrime
Soggetto e sceneggiatura: S. Dazieri & J.K. Rowling
Regia di Sandrone Dazieri>
una coproduzione Italia-Inghilterra
(c) 2007 Sandrone Dazieri Production
Stampato: 45 pagine, 6.14″ x 9.21″, rilegatura saddle-stitch, inchiostro per l’interno B/N
Descrizione:
Enfer è un’opera a carattere libertino che pone il lettore di fronte alla consumazione di uno dei più cruenti crimini del cuore, a opera del dissoluto Duchamp. Un incontro con una giovane fanciulla di nome Madeleine, presso le carceri di Saint’Ange, che darà inizio a una torbida e brutale storia d’amore. L’opera non presenta alcuna censura, essendo destinato a un pubblico adulto.
“Ho
raccontato la mia vita del ‘98. Non ho mai voluto fare un istant book,
infatti il libro è uscito a sette anni di distanza dal fatto di
cronaca. L’unica cosa che mi interessava era la vita privata di una
persona comune.”– Beppe Sebaste
Di proustiano “H.P. l’ultimo autista di lady Diana” non ha niente, nemmeno l’intenzione, tranne nel caso si voglia credere, a occhi chiusi, che gli asini hanno le ali e volano. Giuseppe Marchetti, quando il libro di Beppe Sebaste
uscì per il piccolo editore Quiritta, disse: “Questo è un romanzo
proustiano, dove la continua ricerca della verità si raggiunge nella
ricerca stessa. Beppe Sebaste butta avanti Henry Paul, ma dietro c’è
lui. Vuole scoprire perché questo personaggio, nella privazione, è così
simile a se stesso, in una sorta di autocompiacimento punitivo. Un
romanzo che vuole dimostrare di non poter dimostrare niente, ma che tra
la nascita e la morte c’è solo un lungo e tragico compromesso”. E’
invece vero che il romanzo è in realtà un diario,
quello di Beppe Sebaste: scrittura diaristica, ombelicale, che fa
sorridere per l’ingenuità psicoanalitica che l’autore mette in scena,
intercalando qua e là il racconto con delle schegge impazzite, con
delle riflessioni su Henry Paul, Lady Diana, la morte. Il romanzo vide
la luce per la prima volta nel 2005 per Quiritta ed. di Roberto Parpaglioni; e al tempo, Giancarlo De Cataldo, sulle colonne di Hot,
scriveva: “Una bellissima esperienza ricca di un amore struggente per
la vita e sorretta dal sorriso compassionevole del Buddha”. Insomma,
per De Cataldo si trattava di un capolavoro, l’ennesimo che l’editoria
italiana avrebbe sfornato. Mon Dieu! Si era invece di fronte
al diario di un uomo, perché Lady D. non c’è e non c’è neanche H.P.,
c’è solamente Beppe Sebaste. Morta lì. In realtà c’è molto più
partecipato e commosso sentimento nella canzone cantata da Elton John, “Candle In The Wind” (musica di Elton John, testo di Bernie Taupin), nel 1997 riadattata per la morte di Lady D. (la canzone era stata originariamente scritta in memoria di Marilyn Monroe) che non nel lungo periodare senza scopo di Beppe Sebaste:
“Goodbye England’s rose/ May you ever grow in our hearts/ You were the
grace that placed itself/ Where lives were torn apart/ You called out
to our country/ And you whispered to those in pain/ Now you belong to
heaven/ And the stars spell out your name…” Il singolo “Candle In
The Wind” è stato in vetta a tutte le classifiche, diventando uno dei
più venduti al mondo nella storia della discografia mondiale.
La
prima edizione, come si è detto, fu per Quiritta: oggi i diritti sono
stati acquistati da Einaudi, che ripropone Beppe Sebaste al pubblico.
Se l’edizione Quiritta aveva una copertina discreta che non dava
nell’occhio, lo stesso non si può dire dell’edizione Einaudi che ritrae
Lady D. sfuocata ma in una foto che occupa tutto lo spazio disponibile.
In quarta di copertina, commenti dal sapore disneyano; Giuseppe Genna
parla di un qualcosa che dovrebbe essere la supernarrativa: “Se si
desidera un esempio di supernarrativa contemporanea, profonda,
energica, pura dissoluzione dell’io e investigazione della Storia e
delle storie, si acquisti il recente straordinario libro di Beppe
Sebaste, H. P. L’ultimo autista di Lady Diana.”; Giancarlo De Cataldo
si agita fino a far tremare le montagne: “Un viaggio romantico,
allucinato, cristallino come una vetta tibetana, nella biografia di un
uomo qualunque, uno che ‘superfluo come lui non c’era nessuno al
mondo’.”; Enzo Di Mauro si lancia a tutta velocità in
un cliché adatto a un po’ tutti i tipi di scrittura (scrittori): “Una
scrittura in assoluto tra le più romanzesche che si siano lette negli
ultimi tempi.”
Il
libro narra un fin troppo generoso brandello dell’esistenza dell’autore
Beppe Sebaste, intervallata dall’ombra alticcia di Henry Paul; si narra
dell’intenzione di scrivere un libro su Lady D., ma della Rosa
d’Inghilterra non c’è neanche il più pallido fantasma in questo diario
privato di Sebaste reso pubblico, o meglio pubblicato per ben due
editori, nel 2005 e nel 2007, prima per un piccolo editore, poi per uno
più grande. C’è l’obnubilata immagine della galleria parigina de
l’Alma e di uno schianto contro il tredicesimo pilone di cemento. C’è
un pallido fantasma, quello di Dodi al-Fayed,
dall’autore reso così piccolo che par quasi non sia mai esistito alcun
Dodi. Ci sono le elucubrazioni di Beppe Sebaste intorno ai paparazzi, a
come è stata condotta l’indagine sulla morte di Diana Spencer,
ma una vera e propria trama non c’è: c’è invece uno zibaldone, per
altro, legato molto male per quei pochi brevi episodi su Diana e Dodi
che potrebbero realmente interessare il lettore. Soltanto uno
zibaldone, lontano migliaia di anni luce da una cucitura leopardiana o
più modesta à laWalter Benjamin. Ha ragione Bernardo Bertolucci, almeno in parte: il libro di Sebaste forse sarebbe piaciuto a Georges Simenon, difatti la scrittura in “H.P.” è arida e asciutta, tuttavia manca l’acume del più fortunato personaggio di Simenon, Maigret.
Ad un
certo punto, quasi a metà di “H.P.”, nell’impossibile coacervo di
riflessioni e impressioni, l’autore paragona gli scrittori ai baristi,
perché entrambi cercano di indagare nella natura umana; e in effetti,
“H.P. l’ultimo autista di Lady D.” ha molte di quelle caratteristiche
logorroiche dei beoni per professione, cioè di quelli che un minimo di
lucidità per tenersi malamente in piedi la conservano sempre, cosicché
è impossibile convincerli – con le buone - a cambiar aria e a stare
zitti soprattutto. Un fiume inarrestabile di pensieri, un diario a cui
l’autore ha dato il titolo “H.P. l’ultimo autista di Lady D.”
Non dico che non si possa leggere. Si può leggere, però si deve essere
disposti ad accettare il rischio di annoiarsi a morte: gli accadimenti
saettano di pagina in pagina tenendo la velocità di una lumàca. Non è
supernarrativa come cerca di farci credere Giuseppe Genna, non lo è per
i motivi esposti e non lo è perché la supernarrativa che cosa dovrebbe
essere? Ai posteri l’ardua sentenza. Però io nutro il serio dubbio (e sospetto)
che nessuno si sprecherà mai di dare una definizione di qualcosa che
non esiste. E non è un diario che fa tremare le montagne tibetane e
nemmeno i colli romani con i suoi vigneti. Soltanto un diario, che ha
avuto la fortuna di essere pubblicato per due editori, quando la
scrittura diaristica viene di solito rimessa al mittente da qualsiasi
editore in odor di buddismo o no.
Bernard Werber
è uno scrittore anomalo, che rifugge le facili classificazioni
letterarie: di spirito anarcoide, anche nella scrittura, i suoi romanzi
sono sempre spiazzanti, sempre originali, impregnati d’un senso
umoristico debolmente funesto ma soprattutto faceto, anche quando la
tragicità della storia richiederebbe magari una bella sferzata di
adrenalina nella penna. Werber preferisce un aplomb misurato, propriamente francese: il gusto per l’ironia è un po’ quello di un altro suo conterraneo, Marc Levy; ma soprattutto c’è forte un’impronta à laDouglas AdamsStefano Benni. con dentro un pizzico di quello spirito corrosivo tipico del nostrano e bravissimo
Bernard Werber
non è un novellino: con oltre 15 milioni di libri venduti nel mondo, è
nella rosa di quei pochi scrittori tradotti in tutto il mondo, sempre
con un forte seguito di critica e lettori. Werber,
par quasi superfluo sottolinearlo, è uno degli autori francesi più
letti nel mondo: i suoi romanzi, tradotti in 35 lingue, sono una
brillante commistione di passione per le scienze, di cui si occupa in
qualità di giornalista, e di letteratura popolare e non. In Italia, nel
corso degli anni, sono apparsi Le formiche (Longanesi, 1992), Il libro del viaggio (Ponte alle Grazie, 1998) e Omicidio in Paradiso (Mondadori, 2005). L’ultimo suo romanzo è “Il viaggiatore delle stelle”
(Barbera Editore, 2007), una storia fortemente douglasiana e di spirito
anarcoide; Werber è anche regista (Nos amis les Terriens, 2007) e
rinomato autore teatrale.
Che
cosa accade quando un inventore, piuttosto giovane, con tante idee per
la testa ma con il cervello fra le nuvole, finisce con l’investire una
skipper, tagliandole praticamente la carriera, costringendola in un
letto senza più l’uso delle gambe? Succede che l’inventore finisce in
tribunale perché gli sia ritirata la patente per tutta la vita: è il
minimo. Il giovane inventore ha però in testa un progetto, grandioso,
ereditato dal padre, anch’esso scienziato: una astronave capace di
viaggiare per milioni di anni luce e raggiungere un altro pianeta
abitabile. Dopo aver investito la skipper, il giovane scienziato cerca
di vivere la sua vita, senza patente: non ci riesce. E’ letteralmente
divorato dal dolore per aver strappato le ali alla giovane skipper di
belle speranze. Il rimorso lo logora. Ma all’improvviso un eccentrico
miliardario, malato terminale incurabile, decide di finanziare il
progetto più folle che sulla Terra sia mai stato pensato: l’uomo più
ricco del pianeta ha in mente di salvare l’umanità e l’unica via per
riuscirci è quella di fuggire. Fuggire, ma dove? Ovvio: su un pianeta simile alla Terra. Come? Altrettanto ovvio: con una astronave più grande dell’Arca di Noè. A chi rivolgersi?
Senz’ombra di dubbio al più eccentrico degli inventori. Inizia così la
costruzione della Farfalla delle Stelle, una nave spaziale grossa
quanto tutto il Texas se non di più. Ma una nave tanto grande ha
bisogno di un’energia immane e perpetua: la soluzione c’è, pannelli
solari che raccolgono la luce della stelle per usarla come energia. La
nave avrà così delle ali gigantesche: saranno difatti proprio queste a
raccogliere l’energia stellare per immagazzinarla nel motore. C’è un
altro problema: solo una persona sarebbe in grado di pilotare la
Farfalla delle Stelle e far sì che le sue ali si aprano come grandi
vele di una immensa caravella. Peccato che quella persona sia la
skipper che l’inventore ha preso sotto con la sua macchina
costringendola a letto. Inizia così la fase più difficile del progetto:
convincere la skipper ad imbarcarsi sulla Farfalla, e soprattutto
ridarle la speranza che un giorno potrà tornare a camminare.
Alla
fine l’odissea può avere inizio, nonostante dalla Terra diversi Stati e
Associazioni si siano mobilitati per sabotare la Farfalla delle Stelle
dichiarandola illegale. Per le persone imbarcate sulla nave è ormai
chiaro che la Terra è destinata ad autodistruggersi entro breve:
dissidi razziali, guerre di religione, annientamento sistematico delle
specie animali, droga e spaccio, politica, inquinamento, ce n’è
abbastanza perché l’umanità si estingua. L’unica salvezza è la fuga,
tutti lo sanno, tutti lo ripetono. Non c’è altra soluzione: bisogna
affrontare il viaggio, un viaggio che durerà 1250 anni terrestri: le
generazioni si succederanno all’interno della Farfalla delle Stelle.
L’equipaggio originale, nel giro di pochi anni, verrà sostituito da
un’altra generazione; e così via. La Farfalla delle Stelle non è
semplicemente una navicella: è un vero e proprio ecosistema, difatti
all’interno ospita un sistema di vita non troppo dissimile da quello
della Terra, dove i cosmonauti vivono e imparano, e con il passare
degli anni imparano anche l’omicidio fino ad arrivare a muoversi
guerra. Dall’inizio del viaggio della Farfalla alla sua mèta, un
pianeta quasi in tutto e per tutto simile alla Terra, trascorreranno
1250 anni, durante i quali nasceranno i novelli Adamo ed Eva.
“Il viaggiatore delle stelle”
è un romanzo fantastico, una space opera filosofica, che in primis
evidenzia quelli che sono i mali della Terra: quindi non una semplice
avventura philosophique, bensì una narrazione avvolgente che prende
spunto dai tanti mali sociali politici religiosi e ambientali che
assediano l’umanità del tempo presente, mali che, a lungo andare –
ahinoi, lo stiamo già vedendo coi nostri propri occhi – finiranno col
mettere in ginocchio le riserve naturali e il pianeta tutto. Werber
espone una filosofia a tratti ironica, iperrealista, ma soprattutto
anarcoide: la speranza di conquistare un altro pianeta è quella
illusione che fa da motore a tutto il romanzo. Uno stile diretto, privo
di fronzoli, capitoli brevi e veloci, dove personaggi e situazioni
vengono descritti nella loro buffa essenzialità, spesse volte mettendo
i protagonisti in ridicolo.
Bernard Werber
è come se avesse scritto il Genesi, come è comparsa la civiltà sulla
Terra, e difatti non mancano alcuni spunti teosofici e adamitici in
chiave sempre amara e divertita al contempo. L’autore si fa demiurgo,
scrive la storia dell’umanità e di come essa è arrivata al punto di
annientarsi, di come un gruppo scelto di uomini diventa l’alieno
fattore vitale il cui compito è portare la vita su una nuova terra.
Solitamente
non si guarda la copertina per giudicare un libro, ma in questo caso
sì, si guarda, perché l’illustrazione è opera di Francesco Musante, un’opera che rispecchia fedelmente il cuore del romanzo scritto da Werber. Francesco Musante
è nato a Genova il 17 febbraio 1950; e in questa città si è diplomato
al Liceo Artistico ed Accademia Albertina di Belle Arti di Torino
sezione staccata di Genova. In seguito ha frequentato la Facoltà di
Filosofia dell’Università di Genova ed i corsi di pittura presso
l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Espone dal 1968 i suoi primi
quadri, eseguiti tra il 1967 ed il 1969: sono perlopiù ricerche
astratte su grandi campiture. Nel 1969/70 si assiste ad una sorta di
svolta in chiave pop: fino alla metà degli anni settanta, Musante
frequenta Torino e in particolare la galleria Sperone. Sono di questo
periodo suoi dipinti dedicati all’America con scritte e inserti di
oggetti e legni che risentono dell’influenza della Pop sia dei Combine
Paintings di Rauschenberg. Dal 1975 in poi si dedica alla pittura
figurativa, inizialmente elaborando una serie di figure femminili
ispirate a Klee e alla Secessione Viennese. Comincia anche il lavoro
con la grafica e gli acquerelli dove si intravedono i primi spunti
narrativi e fantastici che contraddistinguono la sua opera dal 1985
fino ad oggi, con una progressiva attenzione al dialogo tra immagini
parole e storie. Dal 1971 ad oggi ha tenuto più di trecento mostre
personali in Italia ed all’estero. Ha partecipato a numerose
collettive, tra le quali varie edizioni di “Jeune Peinture” al Grand
Palais di Parigi; alla mostra “The Artist and the Book in 20th
Century”, Museum of Modern Art, New York e Fondazione Guggenheim,
Venezia e all”8° Interational Triennial of Commited Graphic Arts in the
German Democratic Republic”, Berlino. Nel 1984 ha insegnato in un corso
professionale della CEE le tecniche dell’incisione artistica; ha
illustrato diversi libri di racconti e favole.”
Non
siamo di fronte a un semplice romanzo usa & getta, veniamo invece a
contatto con una formidabile penna che sa far divertire per mezzo di
una storia fantastica, che però accoglie in sé tutte le inquietudine
del nostro tempo. “Il viaggiatore delle stelle” di Bernard Werber
è anche il tentativo di dare risposta all’eterna domanda, “chi siamo e
da dove veniamo?” Werber ci dà una risposta ironica ma entro certi
limiti: difatti la teoria esposta nel libro si basa su alcune ipotesi
avanzate da tanti scienziati e pensatori, quasi dalla notte dei tempi.
Un romanzo profetico - ma non ossessivo come quelli di Philip K. Dick -
che ci parla dell’umanità, del suo destino. Da leggere e da avere. Da
meditare con gli occhi puntati alle stelle.
Il viaggiatore delle stelle – Bernard Werber – Barbera Editore – Collana Radio Londra – Traduzione di E. Battista – prima edizione 2007 – 285 pp. - € 16,50
1. In primo luogo, chi è Marco Malaspina, autore de “La scienza dei Simpson” in uscita nel mese di ottobre (2007) per Sironi Editore, nella collana Galápagos?
So che sei un giornalista scientifico di Bologna, che lavori all’ufficio comunicazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e che scrivi per le pagine di salute del settimanale «Oggi»; inoltre conduci Pigreco Party, un programma in bilico fra scienza e società, di Radio Città del Capo. Vuoi aggiungere qualcosa, delle note di colore circa le tue tante attività?
Come attività lavorative, direi che possono bastare: sono già più che sufficienti a lasciarmi stremato, anche perché sono piuttosto pigro. In fin dei conti, comunque, è un’attività sola, la mia: fare interviste. Ed è ciò che adoro. Che poi vadano in video (è il caso dell’Inaf), su carta (come avviene con Oggi) o alla radio (Pigreco Party), quello che continuo a trovare impagabile è l’opportunità di poter incontrare e parlare con centinaia di persone diverse. E interessanti: perché ricercatrici e ricercatori, soprattutto quando si lasciano un po’ andare, hanno davvero parecchio da raccontare.
2. “La scienza dei Simpson”: è un saggio atipico, ma neanche troppo, difatti ogni puntata dei Simpson include alcuni elementi scientifici e sociali. Springfield, questa cittadina di omini gialli e isterici, rappresenta le nevrosi le paure le aspettative dell’America di oggi, o sbaglio?
Sì, sono d’accordo. Ma penso che potremmo allargarci anche all’Europa, e soprattutto all’Italia. Perché dall’inquinamento agli Ogm, dall’obesità alla precarietà, i problemi che si trovano ad affrontare li viviamo pure noi sulla nostra pelle, anche se non è né gialla né a stelle e strisce. E aggiungerei che non ci sono solo nevrosi, paure e aspettative: traspare anche un ottimismo sconsiderato, un’irrefrenabile gioia di vivere, nei Simpson. Mi piacerebbe che pure quest’ultimo tratto potesse dirsi rappresentativo della nostra società. Ma non ne sono tanto sicuro.
3. Homer Simpson è ben più che un semplice personaggio, è il ritratto dell’americano medio, un ritratto dissacrante in uno stile molto avantpop. Ma anche a un pasticcione imbranato sfigato come Homer, di tanto in tanto, riesce di mettere a segno una homerata. Chi è dunque Homer Simpson, e soprattutto che analisi ha dovuto subire una volta finito sotto la tua analitica penna?
Diciamo subito che la mia penna, nei suoi confronti, è stata assai indulgente. Lo difendo a spada tratta, lo paragono al Falstaff dell’Enrico IV di Shakespeare (e non in modo troppo avventato: su Shakespeare, ci ho scritto la mia tesi di dottorato). Perché Homer è assai più dell’americano medio: è al tempo stesso un archetipo che più classico non si può e l’eroe della postmodernità. Un tipo in grado di regalarti una perla di saggezza come «provare è il primo passo verso il fallimento» e subito dopo di scambiare Batman per uno scienziato, o Stephen Hawking per Larry Flint, per dire. Sarò sincero: io sono convinto che tra quattro o cinque secoli gli studenti si troveranno come tema per l’esame di Stato titoli del tipo: “Il candidato commenti la frase «per tutta la vita sono stato un uomo obeso intrappolato nel corpo di un uomo grasso» del protagonista dei Simpson”.
4. La famiglia Simpson, nel corso delle stagioni, è andata allargandosi, accogliendo spesse volte dei personaggi particolari e realmente esistenti: famosi cantanti, uomini di spettacolo, scienziati, politici corrotti, assassini… Springfield è solo fintamente una cittadina innocua, di periferia dove il grosso della distrazione è portato da quel bietolone locale che è Homer, da Krusty il Clown e da Grattachecca & Fichetto in tivù, e ovviamente dal bar di Moe. E’ giusto dire che Springfield, episodio dopo episodio, cresce e con essa cresce la sua isterica popolazione? perché?
Springfield cresce proprio perché i Simpson sono un cartone postmoderno: danno la cittadinanza a tutti (anche se Apu fatica un po’, per ottenerla), da Tony Blair a Ronaldo. E la loro cifra è che trattano chiunque allo stesso modo: un modo perfido e affettuoso al tempo stesso. L’aspetto straordinario mi pare un altro, però: e cioè, che tutti ci vogliono andare ad abitare, a Springfield, prestando la propria voce e la propria immagine alla serie. Pur sapendo che non verranno certo trattati con i guanti: Ignazio La Russa, per dire, è stato entusiasta di doppiare (devo dire, magistralmente) uno tra i personaggi più malvagi della serie. E non credo sia un esempio di masochismo collettivo: è proprio un tributo alla genialità dei loro autori.
5. Homer e Marge hanno tre figli: Bart, Lisa e Maggie. Sono degli eterni bambini, Bart è il più anarchico mentre Lisa è quella con la testa sulle spalle ma profondamente infelice, e Maggie succhia sempre il suo succhiotto. Soprattutto Bart è diventato un’icona presso i giovani - di tutte le età -, tanto che il suo vocabolario è stato preso a prestito non solo dalla cultura avantpop, ma anche dai media. Com’è stato possibile?
È che sono personaggi a tutto tondo, ricchi, complessi. E per di più, gli hanno messo in bocca certe battute che i migliori attori di Hollywood si sbranerebbero, per averle. Bart è così vispo che non lo incastri in nessuna cornice. Nel mio libro, a un certo punto lo riconduco a Tom Sawyer, ma è un po’ riduttivo, come paragone: Bart è Tom Sawyer e Huckleberry Finn insieme, sa essere crudele e struggente, geniale e meschino. Quanto a Lisa, ti dirò che secondo me la vera anarchica è proprio questa Mafalda gialla di fine millennio. È il “pensiero indipendente” di Lisa a mettere in allarme il direttore Skinner. È lei quella che più spesso si trova a combattere in assoluta solitudine, contro tutto e contro tutti. Per esempio, quando si trova a difendere Darwin dall’ondata neo-creazionista, per attenerci a un tema quanto mai attuale anche dalle nostre parti. Certo, questo contribuisce a renderla la «bambina più infelice della seconda elementare», come si definisce lei stessa. Però non le impedisce di godersi Grattachecca e Fichetto esattamente quanto se lo gode Bart. Maggie, infine, è un capolavoro: con quel succhiotto e con gli occhi riesce a comunicare una tale gamma di emozioni che si resta incantati.
Parlando dell’influenza sui media, poi, non possiamo scordarci di Kent Brockman, il mezzobusto di Springfield: pensa che una sua frase, «e in quanto a me, darò il benvenuto ai nostri insetti signori supremi...», è stata così ripresa dai titolisti americani che ora la si studia nei corsi di giornalismo e media studies. Provare per credere: metti su Google le parole “I for one welcome our * overlords”, proprio con l’asterisco, e guarda cosa salta fuori.
6. Springfield accoglie una quasi sempre contestata centrale nucleare: Mr. Burns e Smithers, sono loro a tenerne le redini. Insieme ad Homer Simpson però, che non è proprio ligio al suo compito, infatti ha messo in pericolo la piccola cittadina più di una volta per colpa delle ciambelle, delle troppe distrazioni che si è concesso. Il “nucleare” è un tema tanto scientifico quanto sociale di grande impatto sulla piccola comunità di Springfield. Come affronti il tema “nucleare sì, nucleare no” in “La scienza dei Simpson”?
Gli dedico un capitolo intero, il primo. Però, non prendo una posizione. Un po’ perché non ne ho una così netta nemmeno io, un po’ perché non era mia intenzione. Quello che faccio è proporre confronti fra il modo in cui temi quali la sicurezza, lo smaltimento delle scorie o la comunicazione del rischio sono affrontati a Springfield e il modo, a volte spaventosamente simile, in cui sono stati affrontati nella realtà.
7. Smithers, il segretario di Mr. Burns: si intuisce che la devozione di Smithers per Burns è qualche cosa di più. E’ giusto dire che Smithers nutre un amore sconsiderato per il suo padrone? Ne è sì succube, ma è anche sinceramente innamorato dell’uomo, di Burns, non del padrone che esso è e rappresenta. Solo un amore platonico non ricambiato, o incapacità da parte di Smithers di ribellarsi al suo padrone, o piuttosto un amore di quelli “tragici & impossibili”?
Qui esuliamo dalle mie competenze, è un tema che nel libro non tratto. Però posso darti il mio parere spassionato, da telespettatore: mi sa che è proprio un amore del terzo tipo, di quelli che definisci “tragici & impossibili”. Almeno, mi piace pensare che sia così: è forse il personaggio più infelicemente romantico della serie, Smithers, fa proprio tenerezza. E non posso fare a meno di tifare per lui, anche se razionalmente gli auguro di cuore che il suo amore non venga mai corrisposto, visto il carattere del “principe azzurro”. Che poi, chissà: come coppia, in fondo, funzionano meglio di tante altre.
8. Come ti è venuta l’idea di scrivere un saggio che parla della scienza all’interno del cartoon più famoso del mondo, quello della famiglia Simpson?
Dovevo scrivere una tesi per un master in comunicazione della scienza. Dopo quella di laurea e quella di dottorato, ero nauseato, dalle tesi. Così mi sono detto: va bene, mi tocca, almeno che sia su qualcosa che mi appassiona davvero. Ma cosa? E mentre ero lì che meditavo, ecco arrivare dalla TV accesa nella stanza accanto la voce di Homer che ordina a Lisa di rispettare la legge della termodinamica. Insomma, l’idea me l’hanno data loro stessi.
9. Quanto c’è di vero nella scienza del mondo di Springfield? E quanto c’è di “giallo” nella scienza del mondo reale?
Solo qualche accenno, non di più. Non pretendo che tu, Marco, riscriva il saggio “La scienza dei Simpson - una guida non autorizzata”.
Molto in breve: a parte gli episodi della serie “La paura fa novanta”, che sono fanta-horror, la scienza dei Simpson è estremamente realistica, zeppa di riferimenti colti, dalle formule matematiche alla teoria di campo unificata. E non è un caso: molti sceneggiatori dei Simpson sono “autori rubati ai laboratori”, come li ha definiti una volta Martha Fabbri, la curatrice della collana Galàpagos, nella quale è pubblicato mio libro (frase che ho subito rubato per un titolo): gente uscita dalle migliori facoltà scientifiche americane, Harvard e Princeton in testa.
Di giallo nella scienza del mondo reale ci sono alcune realizzazioni divertenti, tipo il Pomacco, un incrocio fra pomodoro e tabacco nato prima nel cartone e poi nella realtà. Ma c’è soprattutto il modo in cui la scienza e la tecnologia vengono a contatto con il microcosmo famigliare. Detto altrimenti, così come Freud analizzava i grandi personaggi letterari per capire più a fondo i suoi pazienti, secondo me i sociologi della scienza—ma anche chi si occupa di politica ambientale, di bioetica, di didattica—possono trarre parecchi spunti utili al loro lavoro proprio dai Simpson.
10. Dopo aver letto “La scienza dei Simpson”, noi poveri mortali avremo trovato qualche risposta alle domande che da sempre ci assillano, tipo “chi siamo”, “da dove veniamo”, “dove andiamo”, etc. etc.?
Domande enormi, quelle che poni. Mi fanno venire in mente quella di sapore Zen che viene posta a Bart in un episodio: «che suono ha l'applauso di una sola mano?». Bart non è certo il tipo che si lascia intimidire dalla retorica: semplice, dice, colpendo con le quattro dita il palmo. E producendo un suono. Non pieno come un vero applauso, ma comunque un suono. Io non ho la genialità di Bart, ahimè. Però mi auguro che il mio libro possa offrire a qualcuno lo stimolo a tentare di rispondere in modo altrettanto irriverente e concreto. Io ce l’ho messa tutta, ma il lavoro grosso temo che tocchi ai lettori.
11. In che modo hai proceduto per scrivere “La scienza dei Simpson”? a quali fonti hai attinto? Ed è stato un lavoro semplice, complesso, lungo?
La fonte sono gli episodi, visti e rivisti per anni, su Fox, su Italia 1, in Dvd e in VHS. Poi mi hanno aiutato moltissimo i siti specializzati, www.snpp.com in testa (anche nella versione italiana). Per quanto riguarda la parte più scientifica, libri, giornali, riviste (sono un divoratore di riviste divulgative) e colleghi. È stato un lavoro lunghissimo, ma anche abbastanza semplice. E, soprattutto, divertente.
12. Oltre agli amanti della serie televisiva i Simpson, a chi altri è destinato il tuo saggio e per quali motivi?
È pensato per tre categorie di lettori: quelli che amano i Simpson, quelli che amano la scienza e quelli che amano entrambi. Ma la mia ambizione segreta, mentre scrivevo, era che potesse far cambiare almeno un po’ idea anche a qualche lettrice o lettore del quarto tipo, quelli che non amano né i Simpson né la scienza. Il motivo è semplice: sia i Simspon che la scienza sono dei veri e propri «integratori» di senso critico. E io penso che il senso critico faccia un gran bene. Molto più del selenio o del betacarotene, tanto per citare altri integratori che pure vanno alla grande.
Grazie, Marco Malaspina, sei stato molto gentile e disponibile.
Ti auguro di riuscire a mettere a segno tante e tante homerate.
Grazie a te, e un saluto alle tue lettrici e ai tuoi lettori.
La scienza dei Simpson – Marco Malaspina – Sironi Editore – Collana Galápagos – 192 pp. – 14 €
La Parietti dice addio alle foto sexy
Ma le sue gambe parlano, sono poliglotte
di Giuseppe Iannozzi
Alba Parietti dice basta alle foto sexy.
Il motivo?
E’ innamorata, così tanto che non ci sorprenderà mai più con l’eleganza delle sue gambe da cerva.
La Parietti, in una lunga intervista rilasciata al settimanale Chi, accenna al suo nuovo amore, ma senza svelarne l’identità e senza lasciare possibilità ad alcuno d’indovinare. Ma parrebbe si tratti d’un uomo tutto d’un pezzo, che non ama che una signora si mostri sui giornali in deshabillé. Dev’essere davvero innamorata forte questa volta Alba per cedere alle richieste, anzi agli ordini di un maschio; candidamente la Parietti ammette “Io da lui prendo ordini”.
A 46 anni, dopo tanti amori eccellenti alle spalle, dopo tanti cuori spezzati, dopo tante chiacchiere superflue sul suo conto, forse Alba è cambiata sul serio: la nuova passione che la showgirl sta vivendo è “diversa, forse un po’ malata però assolutamente affascinante, divertente costruttiva e distruttiva”. E non solo. Dichiara Alba: “Questo che sto vivendo ora è diverso da tutto quello che ho vissuto finora, mi ha mostrato una parte di me che non conoscevo”.
Chi potrà mai essere questo uomo, anzi questo maschio che è riuscito a mettere sotto la Parietti dandole degli ordini? In tanti ci hanno provato a ordinarle qualcosa, ma lei sempre caparbia li ha rispediti al mittente, mentr’ora s’arrende come verginella di primo pelo che arrossisce sol perché primavera ha sfiorato la sua guancia con un petalo di fior di ciliegio. Chiunque sia il misterioso amante della nuova Alba, o non esiste se non nelle fantasie della showgirl o, come minimo, è un principe azzurro da favola.
Alba però è ancora vanitosa, e a ragione: “Le gambe parlano, hanno un loro linguaggio… le mie gambe, quindi, sono poliglotte”. Su questo punto non la si può proprio smentire: la ragazza ha delle gambe da fare invidia a tante ragazzine acqua e sapone, e non solo. Il suo uomo ideale è un tipo alto elegante ed educato, non necessariamente palestrato, anzi meglio quello con un po’ di pancetta. E sul fronte sesso, la Parietti si trova d’accordo con Cameron Diaz, perché il sesso è la cosa più bella del mondo, ma “sempre che a una piaccia l’uomo con cui lo fa sennò è uno strazio”.
Dopo aver letto le dichiarazioni della Parietti, ho tirato un sospiro di sollievo: sono difatti alto, piuttosto elegante, sempre educato con il gentil sesso, ho un leggero accenno di pancetta, ma in compenso ho dalla mia una discreta cultura, e amo far sesso senza inibizioni, in maniera bukowskiana. Anche per me c’è speranza di trovare una donna, bella e remissiva, come Dio comanda! Sono proprio felice, sollevato.
Grazie di cuore, cara Alba: prima di leggerti ero davvero preoccupato per il mio futuro di maschio. Adesso non più.
Carverismo. Minimalismo ricercato e voluto. Non sai scrivere, bene, di diritto appartieni a quella classe di scrittori che hanno fatto del minimalismo il loro marchio di fabbrica. Però: par brutto dire d’un autore che è semplicemente minimale, ovvero che costituisce il limite - sì, proprio il limite - minimo delle lettere; ed allora ecco l’ennesimo “ismo” che viene in soccorso e alla critica, e al sédicente scrittore che userebbe la penna per scrivere, il carversimo. Ma in che consiste questo carverismo? E’ una storpiatura dell’essenza essenziale che adoprava in maniera naturaleRaymond Carver per disegnare il quotidiano che lo circondava ogni giorno con la sua ineluttabile semplicità e crudeltà, così Carver tagliava la sua storia per finirla sul limite del giorno di luce. Il carverismo è per coloro che hanno una storia e vorrebbero raccontarla e non sanno come: allora ne buttano giù la bozza e la lasciano tale. Minimalismo, altrimenti detto carverismo. Un lirismo tagliente quello di Carver, così tanto che per raccontarla la storia Raymond non ha bisogno di completarla, può permettersi di lasciarla a tre quarti, senza un epilogo definito ma sul limite del tramonto: ne il “Mestiere di scrivere”, Carver“Secondo me la trama, una linea narrativa, è molto importante. sia che scriva poesia oppure prosa, cerco sempre di raccontare una storia.” E ancora: “Gli scrittori non hanno bisogno di ricorrere a trucchetti o trovatine, né sta scritto che debbano essere sempre più in gamba di tutti. A costo di sembrare sciocco, uno scrittore deve avere la capacità di rimanere a bocca aperta davanti a qualcosa, qualsiasi cosa - un tramonto, una scarpa vecchia -colpito da uno stupore semplicemente assoluto.”Certo non poteva immaginare, nella sua scarna semplicità, che simili consigli potessero un giorno diventare la bibbia da comodino di qualche sédicente scrittore: e invece così è stato, perché oggi in molti seguono, passo passo, i consigli di Carver, in maniera così tanto ostinata da far risultare le storie che tentano di mettere nero su bianco d’un artificioso imbarazzante.
Ultimo esempio del minimalismo ricercato - anche se non sono affatto certo che nel frattempo non siano già usciti altri cento libri di racconti minimali da parte di altri sédicenti scrittori - “Pesca in acque dolci” di Piero Rinaldi edito da Sironi nella collana Indicativo presente. Il libro si apre con una citazione, o meglio con delle parole, quelle di Raymond Besqué, campione europeo di pesca al colpo 1992: “…forse una risposta non c’è. Svegliarsi quando gli altri dormono per andare in un posto a rimanere in silenzio per tutto il giorno. In fondo è tutto qui. Concentrarsi. Pensare a quello che stai facendo. Raccogliere i più piccoli segnali. Cercare di capire cosa succede sotto la superficie.” Sempre Besqué ebbe modo di dire: “Svegliarsi quando gli altri dormono per andare in un posto a rimanere in silenzio tutto il giorno. In fondo è tutto qui. Concentrarsi. Pensare a quello che stai facendo. Raccogliere i più piccoli segnali. Cercare di capire cosa succede sotto la superficie.” Bene, io non sono mai andato a pesca ma penso che ci sia una grossa differenza, di sostanza, tra l’arte di pescare e quella di scrivere. Per esempio, pur essendo all’asciutto di pesca, neanche nel mio incubo più umidiccio mi sognerei mai di scrivere con una canna da pesca. Eppure Piero Rinaldi ci è riuscito, e nella realtà, a scrivere con la canna da pesca dimenticando e la penna e l’inchiostro: il risultato è una rosa di racconti che rasentano la massima espressione della contraffazione, una semplicità ordinata quanto stucchevole, manieristica. L’autore più che pescare in acque dolci com’era sua intenzione, riesce invece a fare un buco nell’acqua e a mantenerlo tale affinché i pesci possano nuotarci intorno come nulla fosse: insomma quel che si direbbe una sorta di gorgo ma innocuo e assurdamente statico. I personaggi di Piero Rinaldi sono perfetti, anche quando concentrati in bilico sul limine della morte e della pazzia, così tanto che sono come pesciolini rossi di quelli che vinci al luna park e che ti mettono in un sacchetto di plastica trasparente: e tu tutto felice, però una volta a casa il pesciolino è già morto, e, paradossalmente, quel corpo inerte è perfetto inutile e ridicolo. Per farvela semplice semplice: una serie di racconti che si confondono fra i tanti che son scritti con ésca carveriana e che nuotano in acque dolci per più e più editori in cerca di autori, niente per cui ci si debba sorprendere favorevolmente.
diceva con semplice lucidità,
Piero Rinaldi è nato a Forlì nel 1963, dove vive e lavora. Nel 1997 ha pubblicato presso la casa editrice Mobydick la raccolta di racconti “Air Mail”, e per gli stessi tipi ha ideato e curato nel 1999 “Il galateo del telefonino”, venti scrittori per nuove regole di comportamento. Per l’editore Mugnaini di Firenze è uscito “Elefanti”, con incisioni di Wladimiro Elvieri. È autore di testi teatrali e collabora con diverse riviste e agenzie pubblicitarie.
Pesca in acque dolci - Piero Rinaldi - Sironi Editore - Collana Indicativo presente - 138 pp. - ISBN: 88-518-0067-7 - € 13,50
“Un anno di corsa”, questo il primo romanzo di Giovanni Accardo.
La storia è quella di un giovane di ventiquattro anni, siciliano, che
ha trovato momentaneo riparo a Padova. Un romanzo che è in realtà un
diario, più utile all’autore che non ai possibili lettori. Lo stile,
seppur fluente, non ci dice assolutamente niente di nuovo intorno al
precariato, e alla fine questo romanzo diaristico non si risolve
nemmeno in un atto di accusa contro il precariato. Si legge il lavoro
di Giovanni Accardo con un mezzo sorriso fra le labbra, sicuri che non accadrà davvero nulla di rilevante: sulla falsariga di “Tutti giù per terra”Giuseppe Culicchia e del più recente “Pausa caffè” di Giorgio Falco, “Un anno di corsa” di Accardo
è un diario, uno dei tanti che i disoccupati con un po’ di talento
nella penna, a tempo perso, potrebbero scrivere per sottostare al gioco
dello sfogo, d’una catarsi melodrammatica. Però l’autore non è un
precario né un disoccupato, meglio far chiarezza: la storia che è in “Un anno di corsa” è
frutto della fantasia dell’autore, che è siciliano, ma che vive a
Bolzano dove insegna materie letterarie in una scuola superiore;
inoltre, insieme ad Antonella Cilento ha ideato,
presso l’Università Popolare delle Alpi Dolomitiche di Bolzano, la
Scuola di scrittura creativa “Le Scimmie”, di cui è tutor e docente.
Il protagonista – che un nome nel romanzo non ce l’ha – ci ricorda per certi versi il Walter di Giuseppe Culicchia,
che tra lettere di rifiuto ed incubi in stile telemike, invano cerca di
trovare un’occupazione, o di vincere un concorso letterario che gli
risolva la situazione di disoccupato. Quello di Giovanni Accardo
è un malato immaginario, che diventa attaccato alle sue paranoie in
quanto non trova né vede un futuro davanti a sé: comicamente nevrotico,
astioso, visionario, è un po’ il Walter di “Un anno di corsa”, un Walter però che ci è simpatico solo perché memori di quello originale, di quello di Culicchia. di
Il protagonista di “Un anno di corsa” è un
laureato, quindi si presume possa avere delle chance in più sul mercato
del lavoro rispetto a chi solo diplomato o addirittura senza né arte né
parte: ma così non è. Il protagonista senza nome a Padova condivide un
ben triste appartamentino con un leghista, che non può proprio
soffrire. Cerca invano di trovare un lavoro stabile: niente da fare,
non ha conoscenze importanti che lo introducano, che lo presentino, si
deve quindi accontentare di lavori piccoli, si deve sottomettere a
farsi tappabuco per una giornata, o mezza, di lavoro.
S’improvvisa lavapiatti, strangolatore di polli in un allevamento,
distributore di volantini pubblicitari, procacciatore d’affari per un
mobilificio, venditore porta a porta; e intanto continua a passare da
un colloquio a un altro sotto il peso delle mortificazioni dei datori
di lavoro. Finisce in una rissa, dove le prende di santa ragione da un
gruppo leghista che ce l’ha, ovviamente, coi meridionali, e lui – manco
a dirlo! - è siciliano. I datori di lavoro lo guardano dall’alto in
basso quando gli va bene; più spesso si limitano a disprezzarlo per
l’ottimismo che quel giovane siciliano non ha. Perché sì, gli viene
rimproverato, fra le righe, di esser pessimista, di veder tutto nero.
Decide di fare il ghost writer, ovviamente con un contratto a progetto,
nel vano tentativo che la fortuna gli arrida spalancandogli le porte
dell’Università. Il protagonista, giorno dopo giorno, è letteralmente
sommerso da discorsi stereotipati, da frasi di repertorio: non ha la
solidarietà di nessuno, nemmeno di chi è nella sua stessa situazione.
Nell’intanto il suo compagno di stanza leghista non disdegna affatto di
stendere la lingua a mo’ di tappeto rosso per entrare nelle grazie di
alcuni leghisti ex-democristiani amici di famiglia; tuttavia non gli va
bene, e pure lui, alla fine, è costretto a tornare a casa per
mortificarsi tra le frasi fatte di un telequiz, di un telemike, o di un
talk-show. E per nessuno dei due nessun “aiutino”, nessuna telefonata
che dia loro una speranza di cavarsela nei gironi infernali
stereotipati prezzolati del mercato del lavoro.
Esasperato, con il miraggio di una Torino industriale, il protagonista di “Un anno di corsa”
decide di fare armi e bagagli; e Torino gli si rivelerà per quel che è
realmente, una città grigia, che non ha nulla da offrire a parte
l’inutile cadavere della struttura di cemento e ferro della Fiat. La
Fiat non esiste più: c’è il suo scheletro, e c’è un viavai immenso di
genti, di disperati, di albanesi, di rumeni, di marocchini che sbarcano
il lunario quando possono facendo i lavavetri ai semafori. Uscito da un
Veneto ipercattolico, il giovane siciliano in Torino trova solo altra
disperazione. Non c’è nulla che possa fare; o restare lì, o provare a
sbattersi tra il cemento e il traffico di Milano. Decide per Milano:
qui, dopo un brainstorming di tre giorni, riesce ad entrare in una casa
editrice, in quanto, come gli viene spiegato in una lettera, ha le
capacità di stare in un gruppo e di cooperare con esso… per il bene
della casa editrice.
E’ un lavoro a termine, e una volta
finito l’inverno, per il giovane siciliano è di nuovo il mondo davanti
a sé, un mondo che non ha un posto per ospitarlo, per dargli delle
sicurezze né delle radici per il tempo della sua esistenza.
“Un anno di corsa” di Giovanni Accardo è un romanzo scritto con una prosa veloce, melodrammatica, diaristica, à laGiuseppe Culicchia:
un romanzo noioso, troppo scontato nelle situazioni descritte. Unico
pregio quello di disegnare la convivenza forzata in trentadue metri
quadri di un giovane laureato siciliano con un coetaneo leghista. Tutto
il resto che è in questo romanzo diaristico (ma frutto
dell’immaginazione dell’autore) è banale, stereotipato, inutile al
lettore. Siamo di fronte a un esercizio di scrittura, a niente di più
di questo; e serve davvero a niente che il protagonista abbia una
Cinquecento scassata con il clacson che suona ogni qual volta tenta di
svoltare a sinistra.
Un anno di corsa – Giovanni Accardo – Sironi editore – Collana Indicativo presente – prima edizione 2006 - 288 pp. – ISBN: 88-518-0058-8 - 14,50 Euro
Numero da infarto: Maxim ospita la giovane Avril Lavigne, dark più sexy che mai. La giovane bimba, regina del punk anarchico al femminile, è più bella che mai: il nuovo Maxim è già diventato un numero da collezione introvabile, o quasi. Affrettatevi se non volete restare senza la vostra copia. Ne vale davvero la pena, parola di intenditore.
“Basta con il look da ragazzina, ora preferisco le gonne”, dichiara su Maxim la dark Avril. “I media mi hanno descritta come una ragazza perennemente arrabbiata. Delle tante etichette che mi hanno dato, nessuna è adeguata. Non colgono chi sono veramente, come sono fatta. Ma ho superato tutto”.
Ma Avril Lavigne, seppur con le gonne, non esita a picchiare duro se la stuzzicano: “L’ultima volta? In un bar, con una ragazza che mi ha urlato qualcosa. L’ho fatta star zitta. Non amo litigare, ma se mi provocano…”. La sventurata le ha gridato: “Tu non sei una vera punk”. La risposta di Avril Lavigne non si è fatta attendere.
Per quanto mi riguarda, cara Avril, puoi riempirmi di botte come e quando vuoi, con indosso un bel completino dark o la sola tua stupenda nudità.
“Non sono una punk, anche se mi piace. Sono una persona forte e con un’opinione sua. Amo le band punk, come Pennywise, i Distillers e i Green Day, ma preferisco gruppi rock come Radiohead e Linkin Park”. E ancora: “Nessuno mi dice cosa indossare. Da ragazzina mi vestivo da skater con pantaloni larghi e t-shits, ora frequento i ragazzi e amo le gonne. Sto crescendo, mi sento più donna. Accade a tutte le ragazze!”.
Il drink preferito di Avril? Un doppio Grey Goose con ghiaccio. Avril Lavigne confessa di amare i rockettari, ma il monito è chiaro e duro per tutti i maschi all’ascolto: “Uomini, trattateci con rispetto, come principesse”.
Una fan le ha chiesto un autografo e Avril gliel’ha fatto sul décolleté.
La cantante, che Billboard Magazine ha inserito nella Top Ten degli artisti che hanno venduto più dischi nel mondo, svela i prossimi impegni: in agosto uscirà il dvd del suo ultimo tour, “The Best Damn”, che ha toccato anche l’Italia, mentre a settembre sarà impegnata in Giappone.
Avril, carissima Avril, io sono più che disposto a trattarti come una Regina, meglio di Cleopatra, se solo mi concedessi l’onore d’essere il tuo Cesare.